Ancona – Contro la crisi riprendiamoci i nostri beni comuni

 
Oggi 28 gennaio, nella giornata dello sciopero generale indetto dalla FIOM, è stato liberato uno spazio abbandonato della nostra città nel quartiere Vallemiano. Dopo il picchetto della notte appena trascorsa davanti ai cancelli dello stabilimento Fiat (New Holland) di Jesi  e dopo la manifestazione al porto della mattinata, come Associaione Shimabara e Collettivo studentesco O.P.S. ci siamo auto-assegnati  una sede.

Questo gesto vuole unire diverse soggettività e diverse esperienze che hanno in comune l’esigenza di progettare una via di fuga dalla crisi sistemica che ci ha investito e a cui stiamo assistendo. Il luogo che abbiamo scelto è un ex asilo lasciato inutilizzato da tanti anni sul quale i progetti elaborati non trovano nell’immediato una realizzazione concreta a causa della solita mancanza di fondi da investire.

Sull’intera area denominata “ex mattatoio” già da diverso tempo è prevista una riconversione che vedrebbe gli edifici annessi alla zona in questione divenire centro di aggregazione rivolto a soggetti di diverse fasce d’età promuovendo iniziative sociali e culturali. Siamo assolutamente favorevoli alla costruzione di spazi che valorizzino la città di Ancona tramite l’offerta di iniziative quali aggregazione, servizi e consulenze. Per questo motivo, il progetto politico e sociale (sempre che queste due parole si possano separare) che vogliamo proporre alle amministrazioni locali, ai sindacati, al mondo dell’associazionismo, ai precari, ai migranti, agli studenti, alle famiglie anconetane sempre più strette dalla morsa della crisi va in quella direzione.

Avvertiamo l’urgenza di pensare e progettare una riconversione sociale ed ecologica (da intendersi non solo nell’accezione ambientale) che superi l’attuale modello di consumo in cui l’accesso ai beni, ai servizi così come ai diritti viene concesso in maniera individuale. Attraverso questo spazio da noi chiamato Asilo Politico, vogliamo trovare e provare a sperimentare forme di consumo e di produzione condivise e quindi collettive. Condividiamo, ad esempio, e vorremmo promuovere l’operato proposto dal centro Casa delle Culture situato nella zona adiacente all’area da noi individuata in quanto reputiamo che l’unirsi e l’incontrarsi è condizione indispensabile per riprenderci il nosto futuro!








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